Quando il destino... Trescore Balneario - «
A mio fratello era stato commissionato l'omicidio di Silvio Berlusconi ».
Una rivelazione del tutto inedita, senza dubbio sensazionale e sconvolgente. Le parole sono quelle di
Emiliano Facchinetti, scultore di
Trescore, che porta alla luce delsole questa vicenda, ancora sconosciuta alla cronaca italiana, attraverso le pagine del suo libro
Mio fratello più grande. Un racconto che nei prossimi giorni uscirà nelle edicole e nelle librerie di
Bergamo e provincia. In poco più di trecento pagine è racchiusa «
la vera storia del bandito bergamasco che doveva uccidere Berlusconi», come recita il sottotitolo del volume edito da
Leonardo Facco.
FUGA - Secondo il racconto di
Emiliano, i fatti risalgono all'estate del
1987, quando
Pierluigi Facchinetti, rapinatore evaso da un carcere di massima sicurezza e ricercato dalle forze dell'ordine di mezza
Europa, entrò in contatto con un'organizzazione criminale con sede nel sud della
Francia. I transalpini commissionarono alla
banda Facchinetti il rapimento e l'omicidio di quello che all'epoca era "solo" un imprenditore in ascesa. «
Ma loro non erano degli assassini -spiega
Emiliano -
e così si accordarono per rapirlo e consegnarlovivo. Dal miliardo inizialmente offerto, però, l'organizzazione scese a settecento milioni di lire ».
Trecentocinquanta anticipati e altrettanti al momento della consegna. «
E loro, che non erano assassini, ma dei furbi rapinatori, scapparono con i soldi. Ma l'organizzazione aveva consegnato i soldi in anticipo solo perché conosceva ogni loro movimento. E così riuscirono a beccarli e a farsi ridare il denaro, costringendoli a fuggire da quelle zone. Ma probabilmente quell'organizzazione aveva agganci molto in alto…».
PROVE - La storia, raccontata ai giorni nostri, è di quelle che lasciano con occhi e bocca spalancati. Ma come la mettiamo con il rischio bufala? Ci sono prove che la confermano? «
Prove certe no - continua l'autore -
, ma parecchi indizi. Come ad esempio un'agendina sequestrata a uno dei componenti della banda. Ecco, questi sono i verbali della polizia francese ».
Emiliano mostra un verbale in cui sifa riferimento a un'agenda in cui erano riportati dei codici segreti,che la banda
Facchinetti usava per comunicare. Numeri associati a lettere, che compongono proprio il nome di
Berlusconi, usato dai gendarmi per decifrare i messaggi. «
La storia dell'omicidio mi era stata raccontata da mio fratello e dai suoi compagni (ora tutti morti,ndr). Perché inventarsi tutto? Non avrebbe avuto senso. All'epoca Berlusconi non era famoso come adesso: io non sapevo nemmeno chi fosse, quindi non mi ero interessato molto a quella storia ». Già, nel
1987 Berlusconi aveva appena completato il tris
Canale 5,
Italia 1 e
Rete 4, ma era ancora lontano dal suo ingresso in politica e non godeva certo della fama attuale tra la gente comune. Un anno prima,però, aveva fondato
La Cinq, canale della
tv francese che sparì nel
1992.
ANACRONISMI - Ora colui che era nel mirino di quell'operazione è diventato uno degli uomini più potenti dal punto di vista politico, economico e mediatico in
Italia «
e infatti - spiega
Emiliano -
soltanto negli anni seguenti mi sono reso conto dell'entità di quella vicenda ». Ma se davvero tutti i
settecento milioni fossero entrati nelle tasche della banda
Facchinetti come contropartita per la perfetta riuscita dell'operazione? «
Questo me lo chiedo spessoanch'io. Perché sicuramente la storia del nostro Paese avrebbe preso una piega diversa ». Quindi, in un certo senso,
Berlusconi deve ringraziare
Gigi e il suo rifiuto di compiere quel gesto? «
Be', se è ancora qui è anche grazie a lui. E a quelli là, che evidentemente poi hanno cambiato idea ».