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giovedì, ottobre 21, 2010

Album Of The Week (#15) Il Tempio Delle Clessidre - Il Tempio Delle Clessidre

Un lampo di luce in un buio panorama musicale odierno, il primo album del "nuovo" gruppo progressive genovese di impronta "Zarathustriana". Un nome comunque conosciuto quello dei "Tempio", in scena già dai primi anni del 2000, che propongono un album di tutto rispetto con la partecipazione del cantante del Museo Rosenbach Stefano "Lupo" Galifi, una voce blues e graffiante come sempre. Il gruppo è formato dalla leader tastierista, nonchè fondatrice Elisa Montaldo, al basso Fabio Gremo, chitarra Giulio Canepa e alla batteria il giovanissimo Paolo Tixi.
Prima traccia strumentale, Verso L'Alba, dalle atmosfere cupe e trascinanti che portano alla seguente Insolita Parte Di Me dal ritmo incalzante, placato solo dalla voce del "Lupo" che addolcisce il pezzo. Ottimo l'assolo di tastiere. Segue la "solenne" Boccadasse, susseguirsi di alti e bassi che entusiasmano l'orecchio (e la mente) in maniera quasi fiabesca. Le Due Metà Di Una Notte, una ballata introdotta e accompagnata da un pianoforte quasi sognante, connubiato dal "Lupo", con doppio assolo tastiere-chitarra che accende la apparente tranquillità. Atmosfere da sere a Crespi D'Adda portano alla seconda ballata La Stanza Nascosta, un perfetto equilibrio del quintetto che regala emozioni uniche. Unici i due pezzi Danza Esoterica Di Datura e Faldistorum che impegnano la mente in visioni occulte e immagini di riti e boschi scuri accompagnati, nella seconda dal suono dell'organo liturgico e dal testo recitato da Max Manfredi. L'Attesa e Il Centro Sottile trasportano, ricordando quasi il Banco e degne del "Re Cremisi", alla conclusione di questo disco fluido e piacevole, perfettamente equilibrato a livello strumentale e vocale in cui, però, spicca la bravura sui tasti di Elisa Montaldo. La bonus track si intitola Antidoto Mentale, sembra quasi portare per mano verso la luce, tolti da un contesto buio e intrigante.
In conclusione, album più che soddisfacente, trampolino di lancio di una nuova promessa del progressive, sperando sia uno dei tanti successi dati dallo sforzo e dall'impegno e la devozione musicale di questi elementi valorosi.


[Una piccola nota: ho avuto occasione di sentirli dal vivo e devo dire che sono stati una piacevole sorpresa, Lupo coi 62 anni non ha perso mezzo filo di fiato nel cantare, gli altri componenti sono stati impeccabili, talentuosi e appassionati. Sono stato colpito dal batterista, appena 22enne, ma capace di mantenere un ritmo complesso e di metterci l'anima, dal bassista (che tra l'altro utilizza un basso a 6 corde) che riesce a farti scuotere il capo e a farti picchiare le mani sul tavolo per tenere il ritmo. Il chitarrista è quasi messo in ombra dal genere prog in cui predominano le tastiere (assolutamente all'altezza, una persona carismatica e a dir poco affascinante) ma è validissimo e non delude le aspettative e riesce a dare la giusta armonia.]


Voto:88


Robero "Aldo" Rodeschini

mercoledì, ottobre 31, 2007

Album Of The Week ( #14 ) Banco Del Mutuo Soccorso-Banco Del Mutuo Soccorso

Ecco l’album d’esordio di una delle più famose band del panorama progressive italiano: il Banco Del Mutuo Soccorso, o più semplicemente, il “Banco”. Fondato nel 1969 in concomitanza alla Premiata Forneria Marconi e a Le Orme, il Banco esordisce con questo album omonimo, nel 1972. La formazione era composta da Vittorio Nocenzi, organo, clarino, flauto e voce, Gianni Nocenzi, pianoforte, Marcello Todaro, chitarra e voce, Renato D’Angelo, basso, Pierluigi Calderoni, batteria e Francesco “Big” Di Giacomo, voce solista.
L’album apre con la traccia “In Volo”, in stile medievale, con il dialogo preso da “Astolfo sulla Luna” (tratto da Truemetal.it). La canzone seguente è “RIP (Requiescant In Pace)”.L’inizio è frenetico, con un ritmo assolutamente coinvolgente e con la voce di Di Giacomo che incrementa ancora di più la bellezza del pezzo. Il brano continua con un duetto tastiere-pianoforte ad opera dei fratelli Nocenzi, di un’armonia fuori dal comune. Di Giacomo prosegue la seconda parte, stavolta molto più dolcemente, mostrando appieno le sue magnifiche doti canore, accompagnato dal pianoforte, che lascia l’ascoltatore completamente incantato. La terza traccia, “Corridoio”, è un’anticipazione suonata al clavicembalo della canzone seguente, "Metamorfosi", una quasi interminabile Odissea di pianoforte ed assoli di chitarra, che tuttavia non stanca, e spezzata a tre quarti dalla voce di Di Giacomo, calme e pulita come sempre. "Il Giardino Del Mago” continua questo LP fantastico, con un ritmo furtivo, creato immancabilmente dalla tastiera di Nocenzi e dai cori dei vari componenti. Per buona parte, la canzone prosegue così, stravolgendosi poi in una cadenza impetuosa, trascinante, che sembra quasi che impazzisca, per poi continuare nel tempo originale, alternandosi di nuovo al ritmo vorticoso, attenendosi appunto, allo stile progressive a cui il gruppo appartiene. L’ultimo brano si intitola “Traccia” che conclude in bellezza, con un insieme di tastiere e cori, questo album strepitoso, che è solo l’inizio della lunga strada che ha fatto il Banco.

Voto:93

venerdì, ottobre 26, 2007

Album Of The Week (#13) Led Zeppelin IV



Un album assolutamente strepitoso. Non si poteva iniziare meglio, con Black Dog, brano potente e trascinante, con un Robert Plant (voce) magnifico come sempre, un’armonia trasportante che porta alla seconda traccia, Rock ‘n’ Roll. Le percussioni di John Bonham introducono una canzone ritmata, con un riff forte ma parecchio orecchiabile suonato da Jimmy Page, accompagnato dal pianoforte di John Paul Jones. Segue The Battle Of Evermore, decisamente più pacata delle due precedenti. Il mandolino di Jones, porta un’atmosfera quasi epica, che ricorda, appunto, una preparazione ad una battaglia. La voce di Robert Plant sottolinea questa atmosfera, insieme anche ai cori degli altri componenti. Il brano successivo è considerata una delle più belle canzoni di sempre: Stairway To Heaven. Una ballata sublime, rilassante, quasi interminabile, ma tuttavia non stancante. L'ultima parte di questa, un assolo di Jimmy Page sembra stravolgere la canzone, ma che rimane, comunque incantevole. Misty Mountain Hop ravviva il ritmo dell'album, grazie alla voce di Plant e alla tastiera suonata da Jones. La canzone seguente, Four Sticks, ricorda quasi un tempo tribale, dovuto all'utilizzo dei bonghi. La chitarra elettrica di Page, sempre impeccabile e perfetta, accompagna la canzone, in alternanza con quella acustica, e con la voce sognante di Robert Plant. Going To California cambia di nuovo l'andamento dell'album, riportandolo alla calma, grazie all'acustica di Page, ed alla voce, questa volta più melodiosa e meno graffiante. L'LP si chiude con When The Levee Breaks, perfetta chiusura, una sorta di blues molto movimentato, merito anche, dell'uso dell'armonica. L'effetto slide della chitarra, rende il pezzo ancora più blues, mentre Plant perfeziona il brano. L'ultima parte della canzone è un mix di effetti decisamente piacevoli che rendono questo, uno dei più bei lavori della band inglese. Lodevoli le percussioni di Bonham, considerato uno dei migliori batteristi di sempre, purtoppo passato a miglior vita nel 1980.

Quest'album ha ricevuto parecchie critiche, dovute a Stairway To Heaven, che, se ascoltata nel verso opposto, rivelerebbe delle frasi inneggianti a Satana. Ciò non toglie la bellezza dell'album, forse il migliore realizzato dai Led Zeppelin.

"La Tecnica Non Conta. Io Mi Occupo Di Emozioni."

Voto: 95

lunedì, agosto 20, 2007

Album Of the Week ( #12 ) Discipline - King Crimson

Discipline, capolavoro dei King CrimsonNel pieno della loro attività, i King Crimson, gruppo progressive inglese, composto da quattro formidabili componenti, Robert Fripp, chitarra, Andrew Belew, chitarra e voce, Tony Levin, ottimo bassista e Bill Bruford, batteria, pubblicarono quest'album-capolavoro, Discipline.
L’album parte con Elephant Talk, canzone che evoca palesemente un’immagine orientale, grazie ai suoni prodotti dal Chapman Stick e dagli incredibili assoli che mirano ad imitare il barrito di un elefante. La traccia, risulta molto orecchiabile grazie al ritmo cadenzato ed alla voce di Belew. Frame By Frame segue, partendo energicamente ed andando, in alternanza, a scemare il suo ritmo in un armonioso ritornello, decisamente gradevole. La ballata Matte Kudasai, proietta in un’atmosfera marina, per via del verso dei gabbiani, sempre create suggestivamente dalle chitarre di Fripp e Belew. Indiscipline è fermamente fuori dal canone dell’album, mossa, vivace, ricorda più un genere rock “quasi moderno” più che il solito progressive dei KC. La canzone successiva è Thela Hun Ginjeet, anagramma di Heat In The Jungle, scritta interamente da Belew, all’insaputa di Fripp. Il testo narra di una rapina ai danni del chitarrista subita nelle strade di New York, mentre si documentava con un registratore, appunto, sulla criminalità nelle vie della Grande Mela. Anche il tempo di questa traccia è decisamente movimentato, a tratti quasi funky. L’album segue con The Sheltering Sky, un pezzo a dir poco stupendo, in cui l’uso dei bonghi, ricorda un ritmo tribale, ma allo stesso tempo pacato e rilassante. Gli effetti innovativi delle chitarre rendono il brano ancora più rilassante, fluido, continuo, probabilmente il pezzo migliore dell’album. Per finire in bellezza, la title-track, Discipline, perfetta, senza sbavature, un’assoluta sintonia tra i membri del gruppo che rende la canzone pienamente godibile dall’ascoltatore.
Uno dei migliori album progressive di sempre, innovativo, effetti impensabili e ritmi all’avanguardia, consigliabile ai veri amanti del prog-rock e del rock psichedelico.

Voto:98

venerdì, marzo 23, 2007

Album Of the Week ( #11 ) Ghost In The Ruins - Savatage

Il 17 Ottobre del 1993 scompare a soli 30 anni uno dei più grandi chitarristi che la scena metal abbia mai avuto : Cristopher " Criss " Michael Oliva. La sua prematura morte accade a causa di un incidente stradale che avviene mentre egli si stava recando con la moglie Dawn ad un Festival in Florida. I compagni della sua band, i Savatage, sono sconvolti e in particolar modo suo fratello Jon, cantante e pianista, non riesce a darsi pace. Criss era un musicista dal talento tanto naturale quanto incredibile e la sua passione per la chitarra era immensa, era la sua vita. I membri restanti dei Savatage inizialmente erano sul punto di sciogliersi, ma Jon per onorare una promessa che si erano fatti lui e Criss che nel caso uno dei due fosse morto l'altro avrebbe dovuto portare avanti la band in sua memoria, decise di continuare.
Ci furono vari cambi di formazione e il gruppo pubblicò ancora molti grandi album, ma il più emozionante di questi è sicuramente il live in tributo a Criss Oliva, Ghost In The Ruins.
In questo disco, uscito nel 1995, sono racchiuse una serie di canzoni registrate tra il 1987 e il 1990 dalla formazione comprendente i fratelli Jon e Criss Oliva, il bassista Johnny Lee Middleton, il batterista Steve Wacholz e il chitarrista ritmico Chris Caffery. L' album si apre con la potente e incalzante City Beneath The Surface seguita a ruota da 24 Hours Ago, Legions e Strange Wings dove si nota la grande aggressività con cui canta Jon Oliva che riesce, grazie alla sua innata espressività ed acuti al vetriolo, a trasmettere grande pathos e carica. Le note del piano di Jon ci introducono alla teatrale Gutter Ballet, tra le più famose dei Savatage, dove spicca la compattezza della band e la maestria di Criss nell' inanellare un assolo perfetto, che riceve i meritati applausi dal pubblico. Segue la ballata When The Crowds Are Gone forte di una trasportante ed intensa performance canora di Jon che riesce a fare emozionare come pochi, e di un ispirata prestazione del fratello Criss dove viene a galla il suo lato melodico e dolce. Si ritorna al Metal con Of Rage And War e poi si pesca dai primi lavori con The Dungeons Are Calling e Sirens suonate con grande feeling e foga. Si arriva alla migliore canzone del disco, Hounds, introdotta da un arpeggio sinistro e cupo che fa da sottofondo ad un testo molto bello ed intrigante, che sfocia nell' urlo di Jon, in forma smagliante, il quale sfoggia una prestazione eccellente per tutta la song trasmettendo all' ascoltatore oscure sensazioni. Criss cesella un assolo fenomenale che chiude la canzone. E' ancora il più piccolo degli Oliva, Criss, ad essere protagonista con il suo personale assolo che ci traghetta dritti ad Hall Of The Mountain King eseguita in maniera molto potente ed aggresiva dove tutto il gruppo è perfetto ed i due Oliva fanno la differenza. In chiusura troviamo Post Script che è un estratto da un soundcheck dove Criss ci delizia con la sua tecnica ed il suo gusto metallico. In definitiva quest' album è uno dei pochi grandi live degli anni '90 dove le emozioni la fanno da padrona ed è un degno testamento di ciò che Criss sapeva e amava fare, suonare la chitarra col cuore e trasmettere ciò che sentiva.

Sito Ufficiale: www.savatage.com                                             Voto : 96

domenica, marzo 11, 2007

Album Of the Week ( #10 ) In The Court Of The Crimson King - King Crimson

Il primo album dei King Crimson è una perfetta iniziazione al genere progressive rock. un nseuccesso senza precedenti in cui il chitarrista Robert Fripp tenta la carta della sperimentazione reclutando per se i musicisti Greg Lake ( che dopo due anni lascierà il grupo per andare a formare gli Emerson, Lake & Palmer), cantante e bassista, e il flautista Ian McDonald (passato in seguito ai Foreigner). Autore dei testi è Peter Sinfield.
L'album parte con 21th Century Schizoid Man, canzone che parla dell' uomo apocalittico del ventunesimo secolo attraverso la voce filtrata di Greg Lake e di un apparato jazz-rock ( trombe, tastiere...). I Talk To The Wind è una canzone dalle atmosfere oniriche in cui si nota il talento di Ian McDonald nei panni di flautista. Belle sono le ballate malinconiche Epitaph e Moonchild. L' ultima canzone dell' album , The Court Of The Crimson King, sembra cantata da un coro angelico che accompagna la voce di Greg Lake, la musica invece stacca per riprendere in fuga sempre più decisa fino alle ultime note del disco.
A questo album seguirà In The Wake Of Poseidon.

Siro Ufficiale : King-Crimson.com

Recensione a cura di : Collo

martedì, febbraio 06, 2007

Album Of the Week ( #9 ) Ricambi Originali - Gene Reparto Corse

Questo è il terzo album della rock band “emergente” bergamasca dei Gene Reparto Corse disponibile dal 2005. la band in attivo ha Vincenzo Giambusso cantante, Luca Geneletti percussioni, Paolo Gelmini chitarra, Simone Maffioletti basso e Paolo Bonfanti chitarra.
La prima traccia è Ineluttabile, in cui il potente riff ci immette nell’atmosfera dell’album. Trascinante anche il secondo brano, Ansiopsichico dai possenti ritmi palesemente rock. Ottime prestazionei dei due chitarristi, Bonfanti e Gelmini. Nella terza canzone, Mare Cupo, un accompagnamento tranquillante, ci coinvolge pienamente nel pezzo. Il brano successivo è Dentro Il Viaggio. Il riff trasportante rende la traccia molto orecchiabile. Il brano che segue è Liberamente, in cui l’immancabile tempo possente ci conduce per tutta l’attraente traccia. Il pezzo dopo è Icaro, in cui il mix di chitarre elettrica-acustica la rende particolarmente piacevole, completata anche dal violoncello di Andrea Ursella. Anche nella canzone successiva, In Fuga, non manca l’acustica che infonde pacatezza per quasi tutta la durata del brano, quando fa il suo ingresso la forte chitarra elettrica lasciando poi spazio di nuovo all’acustica che ci porta fino alla fine della traccia. L’ultimo pezzo è Tautogeno, il cui tempo energico, ci porta alla fine di quest’album, che, seppur prodotto da una band quasi ”emergente”, è piuttosto gradevole da ascoltare.
A parere di chi scrive la voce di Giambusso non è particolarmente “adatta” allo stile del gruppo, perché troppo “dolce”, motivo per cui ( se ho ben capito) è stato sostituito da un altro componente del gruppo non lasciandolo però in disparte. L’album comunque è lodevole, grazie anche dalle buone performance di tutti i componenti del gruppo.

“La voce che accompagna “Vinz” è di Michele Marinini .La “ghost track” presente alla fine dell’album è stata registrata di notte da Jack, Vinz e Mafio (all’epoca bassista della band). Vinz ha cantato sdraiato in terra senza sapere di essere registrato. Il motivo principale di chitarra e basso era nato pochi minuti prima”. (Tratto da generepartocorse.it).

Sito ufficiale : www.generepartocorse.it                               Voto : 78

Recensione a cura di : TheRock

domenica, gennaio 28, 2007

Album Of The Week ( #8 ) Aqualung - Jethro Tull

Ecco qua uno dei più celebri album della musica rock anni ’70 e di sempre. La band inglese in attivo aveva lo stravagante cantante e flautista Ian Anderson, il bassista Jeffrey Hammond, il tastierista John Evan, il batterista Clive Bunker ed il chitarrista Martin Barre.
L’album inizia con la title-track Aqualung (autorespiratore), storia di un “accattone” solitario. Il nome Aqualung è preso dal rumore del respiro che faceva quest’ultimo nella fantasia di Ian Anderson. La canzone parte con un riff potente e segue con gli accordi molto tranquillanti di Barre, per poi finire di nuovo in potenza. La seconda traccia si intitola Cross Eyed Mary ed inizia con il flauto di Anderson, che ci accompagnerà per quasi tutta la canzone. I ritmi di Barre la rendono molto orecchiabile. Il brano successivo è Cheap Day Return, i cui arpeggi di Barre ci immettono in una breve canzone che va dal folk al quasi country. Seguono Mother Goose, dalle armonie folk della chitarra acustica e dal flauto dell’eccentrico cantante. La quinta traccia dell’album è Wondr’ing Around, una ballata nostalgica dominata dall’acustica di Barre e completata da violino e pianoforte. La successiva Up To Me ci riporta nella ritmica sostenuta dell’album, con l’introduzione dell’immancabile flauto di Anderson. La chitarra acustica non manca come al solito, rendendola una canzone piacevole da ascoltare. La traccia dopo è My God, dove per l’ennesima volta Barre ci delizia con i suoi magici arpeggi e il pianoforte di John Evan ci accompagna in questa fantastica canzone. La traccia prosegue con un riff potente e l’assiduo flauto molto folkloristico e quasi improvvisato di Anderson. Non manca l’assolo di Barre. La successiva Hymn 43 inizia improvvisamente senza lasciar spazio all’immaginazione dell’ascoltatore. Il pianoforte ed il riff autorevole la rendono una canzone difficile da dimeticare. La traccia nove, Slipstream, è una ballata lenta accompagnata dal violino e dalla voce “ dolce” di Anderson. La seguente è Locomotive Breathe ricorda appunto un treno che sferraglia grazie al piano singhiozzante di Evan e dalla chitarra quasi muta di Barre. E ovviamente non manca il flauto, quasi il “marchio di fabbrica” del gruppo inglese. L’album segue con Wind Up una gradevole canzone dai ritmi lenti e sognanti del piano e della chitarra acustica. La canzone prosegue poi improvvisamente con un tempo più movimentato, continuando e finendo con lo stesso ritmo calmo dell’inizio. La traccia che segue è l’energica Lick Your Fingers Clean poderosa nel suo riff, che sembra far “impazzire” i membri del gruppo. Successivamente c’è Wind Up (quad version) che, a differenza della prima è più decisa, contenente anche un buon assolo di Barre. L’album finirebbe qui ma nella versione completa segue con il “brano” Excerpts From The Ian Anderson Interview, un’intervista al bizzarro cantante. La traccia seguente è presa dal primo album della band inglese, This Was, e si intitola Song For Jeffrey, dal riff trascinante e dal sempre presente flauto di Anderson. Gli ultimi due brani dell’album sono presi dal secondo disco, Stand Up e sono Fat Man, dalle battute molto pittoresche e mosse, ed infine, ma non per importanza, c’è Bourèe, una ballata predominata dal flauto del solito Anderson, accompagnato debolmente dalla chitarra acustica di Barre e dal fantastico basso di Hammond. Ottime performance anche del batterista Clive Bunker in tutte le tracce dell’album e dal basso, seppur leggero, di Jeffrey Hammond.
Viviamente consigliato agli estimatori di questo genere di musica (e non solo).

Sito Ufficiale : www.j-tull.com                                                    Voto: 90

domenica, gennaio 14, 2007

Album Of The Week ( #7 ) Premiata Forneria Marconi - Storia Di Un Minuto

Questo è l’albun d’esordio di una band che ha segnato non solo la storia della musica progressiva e non, italiana, ma anche quella internazionale.
In attivo, nella PFM, erano presenti Franz Di Cioccio alle percussioni, batteria e voce, Franco Mussida alla chitarra e voce, Flavio Premoli alle tastiere e voce, Giorgio Piazza al basso, ed infine, arrivato dai Dalton, il violinista e flautista Mauro Pagani.
L’album si apre con Introduzione, in cui le quasi magiche armonie ci catapultano nella seconda traccia, il famoso successo del gruppo, Impressioni di Settembre, una ballata a dir poco “fantastica” contornata dalle tastiere di Flavio Premoli e dal flauto di Mauro Pagani. La canzone successiva, la quasi completamente strumentale, E' Festa ha invece un ritmo più forte e trascinante, sempre impreziosita dalle tastiere di Premoli e dal riff suonato da Mussida. Ovviamente non mancano le note inserite da Pagani con il suo flauto “magico”. A seguire un altro successo della PFM, Dove…Quando…(parte I), dalle musiche quasi rinascimentali grazie agli splendidi arpeggi di Mussida e sempre dall’immancabile Pagani. Dove…Quando…(parte II) è invece leggermente diversa, alternativamente calma e movimentata dalle sempre presenti tastiere di Premoli e, prima dal violino e poi dal flauto di Pagani. La traccia successiva, La carrozza di Hans, ha un ritmo pacato grazie ad un abilissimo Mussida alla chitarra acustica ed un altrettanto lodevole Pagani al violino. Grazie davvero, l’ultima traccia dell’album, parte con un orecchiabile arpeggio e segue con un ritmo quasi surreale ma allo stesso tempo rilassante.
Imperdibile per tutti gli amanti di buona musica.

Sito Ufficiale : www.pfmpfm.it                                                    Voto: 95

Recensione a cura di : TheRock

venerdì, dicembre 22, 2006

Album of The Week ( #6 ) Burning Japan Live - Glenn Hughes

Conclusa la sua permanenza nei Deep Purple e terminato il periodo d'oro della sua carriera, nella seconda metà degli anni ottanta a causa di droga, alcool ed eccessi vari in pieno stile rock n' roll, e con la voce ormai a pezzi, Glenn Hughes si ritrova in una clinica di disintossicazione ( come gli era stato consigliato dall' amico David Coverdale ).Durante i mesi in clinica Hughes riuscì a liberarsi dai suoi vizi ed inoltre riscoprì il suo rapporto con Dio.Questi cambiamenti gli permisero di intraprendere un percorso di rinascita a livello umano e musicale, possibile anche grazie all' aiuto degli amici e dei familiari.Così nel 1994 pubblica From Now On... ("Da adesso in poi...") a cui seguirà un fortunato tour mondiale.Due di queste date vengono regisrate in Giappone dove Glenn e la sua band, formata da vari ex-Europe e talenti scandinavi, sfoggiano una performance memorabile che viene immortalata per la pubblicazione del seguente disco dal vivo, Burning Japan Live.L'album si apre con la terremotante Burn, ripescata dall' epoca porpora, dove subito si capisce cosa ci aspetta anche grazie agli acuti da pelle d'oca del cantante inglese, veramente in forma straordinaria.Seguono canzoni estrapolate da tutta la sua carriera, Trapeze e Hughes/Thrall in primis, nonchè le splendide traccie dell'era Deep Purple, periodo Blackmore e Bolin, reinterpretate in maniera eccezionale.Ovviamente non mancano i pezzi da From Now On..., anch'essi suonati con veemenza e calore e cantati con partecipazione dal pubblico al pari dei classici.Spiccano sulle altre oltre alla già citata Burn, Muscle and Blood ,From now On... ,Coast to Coast ,Still in Love With You e praticamente tutti i restanti pezzi dei Purple cioè This Time Around ( dedicata all' indimenticato amico Tommy Bolin), una bellissima You Keep On Moving,Gettin' Tighter ed il trittico finale Lady Double Dealer-I Got Your Number-Stormbringer che concludono degnamente l'infuocata ed aggressiva performance del gruppo.Sugli scudi per tutta la durata del live oltre a Glenn, il talentuoso chitarrista Eric Bojfeldt anche se pure l'altro axeman Larsson e gli ex-Europe Michaeli, Lèven e Haugland rispettivamente tastiere, basso e batteria sono impeccabili.Questa uscita sancisce la definitiva rinascita di The Voice Of Rock che sarà poi protagonista della scena hard rock-funky-soul per tutti gli anni novanta e duemila.

Sito ufficiale: www.glennhughes.com                             Voto: 93

mercoledì, dicembre 13, 2006

Album of The Week ( #5 ) Pornograffiti - Extreme

Una strana introduzione di pianoforte ci accompagna per qualche decina di secondi, poi degli accordi di chitarra e subito un riff travolgente che ci trasporta immediatamnte nel vivo della canzone. Con l'opener Decadence Dance, sullo stile glam anni '80, incomincia il secondo album degli Extreme, Pornograffiti.Segue a ruota Li'l Jack Horny che è un'altro ottimo pezzo scandito da una solida sezione ritmica e impreziosito dall' utilizzo di armonici naturali e artificiali da parte del virtuoso chitarrista Nuno Bettencourt.
La traccia seguente, When I'm President parte con la voce del cantante Gary Cherone che "rappa" una strofa, ma la canzone poi si tramuta in un grande esempio di Funky mishiato al Metal.Più o meno sulle stesse coordinate si attesta la succesiva Get The Funk Out dove c'è un assolo veramente velocissimo e complicato tanto da renderene difficoltosa la trascrizione, poi si arriva alla canzone più famose dell' album nonchè del gruppo, la stupenda ballata More Than Words.Si riparte con ritmi e riff molto trascinanti quali Money (In God we Trust) e It ('s a Monster), entrambe di pregevolissima fattura.Si arriva alla titletrack Pornograffiti dove si nota un ottimo riff in continua evoluzione e una superba prestazione di Cherone dietro al microfono.
Un netto cambio di stile lo si sente in When I First Kissed You dove i nostri si cimentano in quelle malinconiche canzoni da piano bar stile anni '50.Si ritorna sulla strada più consona ai quattro americani con Suzi (Wants Her All Day What?) dal testo piuttosto esplicito e quasi hard, che si appoggia a una base musicale molto buona e adeguata al tema del pezzo, a cui segue He Man Woman Hater, dove come introduzione troviamo il rifacimento de Il volo Del Calabrone eseguita in maniera ultratecnica da Nuno Bettencourt, che poi ci aggredisce con un altro spettacolare e difficile riff che rende la canzone un glam metal supportata da un sezione ritmica dalle venature funk.ci si avvia alla conclusione dove troviamo Song For Love, un bel lento con un ritornello orecchiabile e a seguire Hole Hearted dalle chiare tinte Country.Per concludere si può dire che questo album è il capolavoro del cosidetto "Funk Metal" dove le influenze di Queen e Van Halen vengono allo scoperto.
Da sottolineare la prova della coppia Badger - Geary, rispettivamente al basso e alla batteria nonchè dei già citati Cherone(che poi approderà ai Van Halen) e Bettencourt che mette in mostra tutta la sua bravura e genialità.
Sito Ufficiale : www.nuno-bettencourt.com                          Voto : 94

mercoledì, dicembre 06, 2006

Album of The Week ( #4 ) In Concerto Arrangiamenti PFM Vol I & II - Fabrizio De André

Verso la fine degli anno '70 due delle più grandi realtà della musica italiana erano arrivate ad un punto importante della propria carriera : evolversi e cercare di sperimentare per rimanere al passo coi tempi oppure restare ancorati al proprio stile passato con il rischio di non aver più nulla da dire di significativo.
Fabrizio De André e la PFM ( Premiata Forneria Marconi ) scelsero la prima strada e organizzarono un tour insieme, dove le canzoni del cantautore genovese erano arrangiate secondo gli schemi Prog Rock del combo meneghino.
Finalmente il primo poteva contare su un supporto musicale eccellente e i secondi potevano ora cimentarsi con delle canzoni e dei testi all' altezza del loro gusto e abilità tecnica.Da questo fortunato tour vennero registrati i concerti di Bologna e Firenze del Gennaio 1979 che andranno a costituire il disco dal vivo Fabrizio De André In Concerto Arrangiamenti PFM, suddiviso nei Volumi 1 e 2.
Il Vol.I comincia con Bocca Di Rosa, che viene impreziosita dall' utilizzo delle tastiere e dal ricercato arrangiamento che la rende molto più piacevole della versione originale, segue Andrea che beneficia delle influenze latine che la PFM le conferisce.Il basso di Patrick Djivas (ex AREA) introduce Giugno '73, dove il drammatico testo ed interpretazione di De André è sottolineato dalla delicata e toccante musica.
Un Giudice scorre allegra ed ironica sostenuta dalla fisarmonica di Flavio Premoli, mentre La Guerra di Piero, più lenta e scarna, lascia spazio alla voce del cantautore.
Si arriva a Il Pesvcatore, dove grazie alla trascinante sezione ritmica Di Cioccio-Djivas il brano acquista un'altra dimensione, molto più dinamica ed incalzante dove i musicisti hanno più spazio per esprimersi garantendo l'enfasi adeguata.Si prosegue sempre sui binari dell' allegria con Zirichiltaggia che è una canzone in dialetto sardo dove viene raccontato un litigio tra due pastori per questioni di eredità, anche qui l'abilità tecnica della PFM viene messa in risalto ed il risultato è veramente esaltante.
La Canzone di Marinella ci trasmette sensazioni malinconiche mentre Volta la Carta sembra una vecchia filastrocca ripresa in chiave rock dove De Andrè sfoggia un' ottima prestazione insieme ai due tastieristi Premoli, Colombi e al violinista Lucio Fabbri.A conclusione del Vol.I troviamo Amico Fragile, forte di un testo ermetico e visionario e di una sentita e carica interpretazione vocale.La canzone è arrangiata in maniera sublime dalla PFM che ne esalta la componente emotiva, e grazie agli splendidi assoli carichi di feeling del chitarrista Franco Mussida è una delle migliori canzoni dell' album.
Il secondo volume si apre con una cover di Bob Dylan, Avventura a Durango, dal sapore folk e messicano, seguita dalla simpatica presentazione dei membri del gruppo.La musica riparte con Sally in un versione romantica e malinconica e continua con Verranno a Chiederti Del Nostro Amore suonata al piano con grande intensità.
Rimini viene fortemente migliorata nell' arrangiamento che le dà un tono sognante che riesce a far immaginare ciò che dice il bel testo, segue Via Del Campo dove le tastire accompagnano la voce del grande Fabrizio in questo suo classico.La chiusura è affidata al medley Maria nella Bottega del Falegname/Il Testamento di Tito, la prima tratta da " La Buona Novella " è incentrata su una grande melodia alla cui costruzione contribuiscono tutti i musicisti.La seconda è una canzone piuttosto ritmata dove Fabrizio De André ci delizia cantando ottimamente uno dei sui testi più riusciti.
Per concludere si può dire con certezza che questo sia uno dei migliori live della storia della musica italiana ( e forse non solo ) e che l'incontro tra una Prog rock band e un cantautore, cosa avvenuta per la prima volta in assoluto, abbia giovato ad entrambi.L'unica pecca è la brevità di questi due cd che avrebbero sicuramente meritato qualche traccia in più data la vastità delle canzoni suonate in quel tour.
Sito dedicato a Fabrizio De André : www.viadelcampo.com
Sito Ufficiale : www.pfmpfm.it                                  Voto : 93

mercoledì, novembre 29, 2006

Album of The Week ( # 3 ) : Strangers In The Night - UFO

Questo album dal vivo testimonia l'impatto Live degli UFO durante la tournee del 1978 di supporto a Obsession e svolge il compito alla perfezione regalando parecchie emozioni.
Strangers In the Night è l'ultimo album dell' era Schenker prima che il biondo Michael vada a cercare la fortuna solista col suo MSG e perciò il pazzo chitarrista saluta tutti regalando una prestazione eccellente dove non mancano feeling e improvvisazioni.
Fortuna vuole che egli non sia l'unico della band a essere in ottima forma seguito a ruota da Pete Way al basso, Phil Moog alla voce, Paul Raymond e Andy Parker rispettivamente alle tastiere e alla batteria.
La scaletta ( nell' edizione rimasterizzata ) ripropone fedelmente l'ordine della setlist di quel tour e pesca prevalentemente dalla data di Chicago.I pezzi proposti sono scelti principalmente dell'era Schenker tralasciando i primi due lavori.
L'apertura è affidata a Hot n' Ready seguita subito da Cherry che fanno capire su quali binari si attesta il disco: energia, classe e feeling.Notevoli sono inoltre le versioni di Love To Love,interpretata in modo molto sentito, e Natural Thing, col suo irresistibile riff.Da segnalare anche la famosa Doctor Doctor impreziosita dall'introduzione di tastiera di Paul Raymond , forse il vero valore aggiunto dell'album.Il disco prosegue con canzoni di altissimo livello come I'm a Loser, veramente bellissima, fino ad arrivare a quella che a parere di chi scrive è la perla di questo live: Rock Bottom.
Essa parte subito in maniera travolgente riuscendo a coinvolgere bene anche il restio pubblico americano, trasportato dal mitico e geniale riff di Mr. Schenker che improvvisa e cesella passaggi chitarristici per tutta la durata del brano dilatandolo fino ad 11:08 minuti senza mai annoiare o stancare.
La chiusura è affidata al classico della band, Shoot Shoot, che conclude degnamente questo stupendo disco dal vivo di una delle band più sottovalutate della storia del Rock, ma che per fortuna almeno dagli addetti ai lavori ha la giusta considerazione ( chiedete agli Iron Maiden e alle altre band NWOBHM o Thrash Metal americane come Metallica e Megadeth ).
Oppure domandate a Slash ( Guns n' Roses, Snakepit, Velvet Revolver ) qual'è il suo live album preferito.

Sito Ufficiale : www.ufo-music.info                                  Voto : 97

lunedì, novembre 20, 2006

Album Of The Week ( # 2 ) : Guitar Shop - Jeff Beck

"Se potessi prendere una lezione da un chitarrista, sarebbe Jeff Beck...Una delle cose più sorprendenti di Jeff è che egli suona molto più simile a Jeff Beck oggi di come abbia mai fatto prima...Lui suona una chitarra normale, non usa un plettro, non utilizza nessuna apparecchiatura insolita, e ad ogni uscita suona ancora più stupendo e puro."

Joe Satriani
E' sempre stato davanti a tutti. Dagli anni '60 fino ad oggi. E probabilmente lo sarà anche domani. Ha scritto pagine indelebili della storia del Rock, era quello she spaccava la chitarra in Blow Up, film di culto di Michelangelo Antonioni. Ha collaborato con grandi artisti tra cui Mick jagger e Stevie Wonder, Tim Bogert e Carmine Appice, Brian May e Roger Waters. Ha lanciato Cozy Powell, Rod Stewart e Ronnie Wood. Gli è stato chiesto di rimpiazzare Syd Barrett nei Pink Floyd e di entrare nei Rolling Stones al posto di Mick Taylor. E sempre stato all' avanguardia e quando negli anni novanta tornava di moda il blues lui mischiava i suoni della stratocaster con l'elettronica, la techno, loop e campionamenti. Gode del rispetto della scena musicale mondiale.
Ma nonostante tutto, questo signore si considera un meccanico con la passione per la chitarra.
Jeff Beck è cosi, prendere o lasciare, non ama apparire ma tutti lo cercano. La sua carriera è costellata di grandi collaborazioni e di capolavori.
Nel 1989 si verificano entrambe le cose. Tony Hymas alle testiere e Terry Bozzio (ex Frank Zappa e Missing Person) alla batteria registrano insieme all' imprevedibile axeman inglese Guitar Shop.
In questo album Beck ritorna ad un suono più metallico e rock, senza però disdegnare varie escursioni in altri lidi musicali, infatti si possono trovare episodi come Behind The Veil dall' andamento Reggae, o Sling Shot che sembra quasi Speed Metal, ma c'eè spazio anche per il blues di Big Block e i ritmi Funkeggianti di Day in The House.
La title track e Savoy sono brani rock che colpiscono per la classe e la tecnica, mentre Where Were You e Two Rivers sono traccie piu delicate di un intensità e atmosfera enorme, che mettono in risalto il tocco ed il gusto di Beck.
Il disco è quasi totalmente strumentale, eccetto in Day In The House e Guitar Shop dove la voce viene usata tramite campionamenti e loop.
Da segnalere la grande prestazione dietro le pelli di Terry Bozzio e la presenza elegante e mai invadente di Hymas. Inutile dire di Jeff Beck, che con questo album ci regala alcune tra le sue migliori canzoni, che otterrano un largo successo di pubblico, anche grazie al tour col grande Stevie Ray Vaughan, e di critica tanto da vincere il Grammy Award come Best Instrumental Rock nel 1990.

Sito ufficiale: www.jeffbeck.com                                  Voto : 92

lunedì, novembre 13, 2006

Album Of The Week ( # 1 ) : Wild Orchids - Steve Hackett

La rubrica Album Of The Week ha l'intento di proporre ogni settimana, ai lettori del blog, un album che secondo noi merita particolare attenzione.

Wild Orchids - Steve Hackett

In questo album l'ex chitarrista dei Genesis da sfoggio ancora una volta della sua classe e raffinatezza pubblicando un lavoro che si attesta su livelli qualitativi ottimi per tutta la durata del disco.
La grande varietà di generi che si mescolano nell' album fa sì che questo spazi in vari territori musicali, dal blues al rock, dal jazz al classico, ricordando echi dei '70.
Hackett ci delizia grazie al suo gusto e alla sua bravura riuscendo a spaziare da pezzi con atmosfera struggente e malinconica come To a Close ad altri più marcatamente Rock come Howl mantenendo costantemente alto il livello delle composizioni.
Il nostro riesce a far coesistere molto bene le sue due anime, quella Rock e quella Classica (aiutato anche dalla fedele Underworld Orchestra) bilanciandole egregiamente.
Un disco non per tutti ma che sarà apprezzato da chi ama la ricerca di nuove forme musicali e la magica eleganza che regalano le sei corde di questo signore cha da tanti anni ormai sforna grandi dischi senza sbagliare un colpo.

Sito Ufficiale: www.stevehackett.com>                               Voto : 87